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REPLACED: recensione del platform cyberpunk tra pixel art, azione e accessibilità

Futuristic cityscape with a stylized man's face. Text "REPLACED" in bold red. Dark and moody atmosphere with blue hues.

Era  giugno del 2021, e come ogni anno all’E3 le case produttrici di videogiochi si mettevano in mostra, per arrivare ad un pubblico mondiale. Fu così che in quell’occasione, debuttò REPLACED, il titolo di uno studio indipendente fino ad allora sconosciuto, il Sad Cat Studios.

La breve clip mostrata, attirò immediatamente l’attenzione del grande pubblico, da un lato per lo stile grafico, l’accuratezza delle animazioni e dall’altro per l’ambientazione cyberpunk, un connubio al quale pochi titoli, nello stile action platform 2.5D, si erano avvicinati con successo.

Penso in particolare a Deadlight, ma anche all’annunciato e travagliato The Last Night, oppure a Inside degli autori di Limbo.

Ambientato in un’America alternativa degli anni ’80, segnata da una devastante catastrofe nucleare e dominata da una corporazione che tratta i corpi umani come risorse. Nei panni di R.E.A.C.H., un’intelligenza artificiale intrappolata in un corpo umano, il giocatore attraversa un mondo ostile, violento e profondamente alienante. 

La storia di R.E.A.C.H. non è soltanto un racconto cyberpunk, ma una riflessione sull’identità, sul corpo come prigione e sul concetto di umanità. Il gioco preferisce spesso suggerire piuttosto che spiegare, affidandosi a silenzi, animazioni e situazioni ambientali di grande efficacia.

Dal punto di vista artistico, REPLACED è un lavoro di altissimo livello. La Pixel Art è animata con una cura quasi maniacale e riesce a fondere estetica retro e sensibilità moderna, grazie ad oggetti composti da pixel, inseriti in un ambiente caratterizzato da luci calcolate in tempo reale con nebbia e fluidi volumetrici, eliminando così l’effetto tipico dei vecchi giochi 2D.


A lone figure stands in a control room with fiery orange glow, surrounded by monitors and sparking debris. The mood is tense and dystopian.

Se devo dirla tutta, non sono mai stato un amante dei giochi retrò che riprendono la Pixel Art, penso che ogni epoca videoludica e non, debba far uso della tecnologia del tempo e mettere in soffitta tutto ciò che risulta antiquato ed ormai in disuso.

Non è il caso di REPLACED dove, tale tecnologia è stata completamente reinventata ed inserita in un contesto tecnico moderno. 

Ogni scenario comunica qualcosa senza bisogno di parole: i vicoli illuminati al neon, le periferie dismesse e gli spazi industriali raccontano una società spezzata, in cui, all’interno dell’universo narrativo del gioco, la tecnologia sembra aver superato l’etica. 

L’avvio di un gioco solitamente deve essere una delle fasi più curate, in modo tale che il potenziale giocatore, abbia una chiara idea di quello che potrà aspettarsi dal titolo. Ebbene, se ci fosse un premio per numero di ambientazioni originali differenti mostrate in un tempo di gioco limitato, questo lo vincerebbe senza ombra di dubbio REPLACED. 

In pochi minuti, ci ritroviamo in fuga da una corporazione, passando attraverso una foresta, per giungere nelle fognature, fino a ritrovarci nel classico paesino del Maine in rovina, circondato da baracche e benzinai in disuso, ambientazione che ha fatto la fortuna di film e serie TV horror di ogni genere.


Man walks in orange-lit trailer park surrounded by trees and old vehicles, creating a serene, moody atmosphere at sunset.

Anche la colonna sonora synthwave sostiene perfettamente l’atmosfera, accentuando i momenti di tensione e quelli più malinconici. Per enfatizzare l’importanza della musica, durante il gioco, tra gli oggetti collezionabili, vi sono tracce audio che sbloccano contenuti musicali.  

Il gameplay ruota attorno a un sistema di combattimento free-flow reinterpretato in chiave bidimensionale. Tempismo, lettura delle animazioni nemiche e gestione dello spazio sono fondamentali. 

Uno degli aspetti che maggiormente mi ha stupito in positivo ed ha attirato la mia attenzione è stato proprio il sistema di combattimento, rapido, con diverse mosse che bisogna alternare tra parate, schivate, contrattacchi e attacchi.

Lungo il percorso dovrete affrontare delle boss fight di fine livello particolarmente impegnative, che vi faranno sudare le proverbiali sette camicie a livello normale, rivelandosi particolarmente ostiche e tenendovi impegnati anche a livello facile, qualora non prestiate la dovuta attenzione. 


A pixelated scene shows two figures, one glowing, in an urban, graffiti-covered setting with brick walls and autumn trees. Hearts icon above.

Alle sezioni di combattimento si alternano parti platform e puzzle ambientali, che mantengono un buon ritmo complessivo e spezzano la monotonia. 

In alcuni casi sarà obbligatorio interloquire con personaggi con i quali si avranno compiti da portare a termine, necessari per proseguire con la storia.


Two figures in a dimly lit subway hold a bright red flare, illuminating graffiti and industrial structures. Mood is tense and mysterious.


Da questo punto di vista, sono stati introdotti elementi seppur semplici, tipici delle avventure moderne, parla con tizio, ottieni l’oggetto e sblocca la sezione successiva: vere e proprie side-lquest, il cui completamento comporta in alcuni casi lo sblocco di un achievement.

Non solamente un gioco dove bisogna saltare ed eventualmente combattere contro nemici, ma anche un’avventura con una trama solida e ben strutturata.

Dopo una prima parte puramente action, tale aspetto emergerà con preponderanza nel secondo capitolo, dove arriverete ai margini delle mura della metropoli.

Quello che salta immediatamente all’occhio è la cura dei dettagli, non lasciata al caso. I sobborghi della metropoli, sono animati da una pletora di NPC presenti contemporaneamente su schermo e dotati di animazione.


A bustling indoor market with people browsing stalls under warm lights. Neon signs read "Zone of Exchange" and "Welcome". Cozy yet busy atmosphere.


Andando più avanti nella storia emergono anche le principali criticità legate all’accessibilità. Il sistema di combattimento richiede riflessi rapidi, precisione e una costante attenzione ai segnali visivi. Questo tipo di impostazione può risultare esaltante per molti giocatori, ma rischia di diventare una barriera significativa per chi ha disabilità motorie. 

Per quanto concerne invece le opzioni di accessibilità presenti che non attengono al combattimento, bisogna dire che nel complesso sono piuttosto basilari.

Per l’accessibilità visiva, dal menu generale è possibile agire su più impostazioni.


Video game settings menu features a character in a hood. Options include language and subtitles. Text and mood are dark with red highlights.

Riguardo i testi, abbiamo la possibilità di introdurre Caratteri Semplificati, opzione che consente di avere sullo schermo i caratteri senza le scalanature tipiche della Pixel Art, e di agire sulla dimensione dei sottotitoli. 

Passando ad impostazioni prettamente più videoludiche ma che impattano sulla visione del gioco, sempre dal menu Generale si segnala la possibilità di attivare o disattivare il Tremolio della visuale, che per alcuni potrebbe rivelarsi disturbante, nonché di aumentare o ridurre l’opacità dello sfondo, vale a dire l’oscurità o la luminosità dello schermo.

Le impostazioni di difficoltà invece rimangono ancorate ai preset tradizionali (Facile, Normale, Difficile).

Manca inoltre quella serie di strumenti che oggi stanno diventando sempre più importanti anche nelle produzioni indipendenti, come una rimappatura completa dei controlli, ed accortezze come la possibilità di rallentare il tempo di gioco durante le fasi di combattimento. Questa assenza può limitare l’esperienza per alcuni giocatori, in particolare per chi ha difficoltà motorie agli arti superiori o necessita di maggiore personalizzazione dei controlli..

Le assistenze visive e sonore alternative che preannunciano il tipo di colpo del nemico durante i combattimenti sono un buon inizio, ma da sole non sono sufficienti per rendere il gioco pienamente accessibile durante i momenti più concitati, dove il tempismo e la reattività sono fondamentali.

Per questi motivi, l’accessibilità rappresenta il principale limite di un’esperienza per il resto estremamente riuscita..

Comunque se c’è un aspetto veramente inclusivo, sul quale gli sviluppatori si sono superati, è sicuramente, il prezzo: per soli 19,99 € vi portate a casa un capolavoro Indie. Una scelta coraggiosa e difficile per gli sviluppatori che mi auguro venga premiata e sia riconosciuta dal grande pubblico.


VOTO ACCESSIBILITA’ 6/10

In generale, invece, REPLACED rimane quindi un gioco potente, affascinante e artisticamente memorabile, che sa distinguersi nel panorama indie contemporaneo, capace di offrire un gameplay vario, che alterna sezioni di combattimento a sezioni platform, con piccoli puzzle da risolvere, condite da continui colpi di scena e una trama particolarmente matura. 

In definitiva REPLACED stupisce, per il gameplay vario e l’ottima esperienza estetica e narrativa. Lo consiglio agli amanti del genere platform, ma anche a coloro che amano i picchiaduro bidimensionali. Per costoro è sicuramente un must have, mentre per tutti gli altri è sicuramente un titolo da avere, assieme ad altri giochi in 2D che hanno fatto la storia del gameplay e dello stile.


VOTO COMPLESSIVO 9/10






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