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Tara Voelker lancia Rebind Studios per portare l’accessibilità al centro dello sviluppo

6 ore fa
Tempo di lettura: 3 min


Dopo quasi vent'anni trascorsi a lavorare sull'accessibilità dei videogiochi, anche all'interno di colossi come Xbox e Netflix e co-fondatrice della GaConf, Tara Voelker ha deciso di mettersi in proprio. La veterana dell'industria ha annunciato la nascita di Rebind Studios, una nuova realtà che partirà aiutando sviluppatori ed editori a rendere i propri giochi più accessibili, ma che ha già un obiettivo decisamente più ambizioso per il futuro: creare videogiochi propri.


Voelker è uno dei nomi più conosciuti nel campo dell'accessibilità applicata al gaming. Prima di fondare Rebind Studios ha lavorato per Xbox e Xbox Game Studios, dove ha guidato iniziative dedicate all'accessibilità, contribuito alla definizione di standard e programmi di conformità e collaborato con diversi studi appartenenti all'ecosistema Microsoft. Più recentemente si è invece occupata di costruire il programma dedicato all'accessibilità di Netflix Games.




A questo si aggiunge il suo ruolo come co-direttrice della Game Accessibility Conference, meglio conosciuta come GAConf, uno degli appuntamenti di riferimento per sviluppatori, specialisti e giocatori interessati al tema.


Tutta questa esperienza confluirà adesso in Rebind Studios.

La nuova società offrirà inizialmente servizi di consulenza a sviluppatori, publisher e piattaforme, intervenendo non soltanto quando un gioco è ormai vicino alla pubblicazione. L'idea è accompagnare i team durante diverse fasi dello sviluppo, dalla definizione di una strategia per l'accessibilità fino alle revisioni dei prodotti, passando per supporto alla produzione, formazione e workshop. Il lavoro potrà inoltre estendersi a piattaforme, siti web, applicazioni ed eventi.


L'obiettivo dichiarato è soprattutto evitare che l'accessibilità venga trattata come una semplice lista di opzioni da aggiungere alla fine dello sviluppo.


“L'accessibilità funziona quando è collegata alla realtà della creazione e della pubblicazione di un prodotto”, ha spiegato Voelker presentando il nuovo studio. Rebind vuole quindi aiutare i team a trasformare le buone intenzioni in processi e decisioni concrete, lasciando agli sviluppatori conoscenze e strumenti che possano continuare a utilizzare anche nei progetti successivi.


Ed è proprio qui che emerge la parte probabilmente più interessante dell'annuncio: Rebind Studios vuole realizzare anche videogiochi originali.



Non si parla, almeno inizialmente, di grandi produzioni. Voelker ha spiegato che l'intenzione è quella di sviluppare in futuro esperienze piccole e ragionate, utilizzandole per dimostrare concretamente cosa accade quando l'accessibilità viene considerata fin dalle fondamenta del game design, anziché intervenire in un secondo momento per risolvere barriere già presenti.


È la stessa fondatrice ad aver chiarito la filosofia del progetto nel suo annuncio: dopo quasi vent'anni trascorsi a pubblicare giochi, costruire programmi e lavorare con diversi team, vuole utilizzare quanto imparato per rendere l'accessibilità qualcosa di pratico durante lo sviluppo. E successivamente trasformare quegli stessi principi in videogiochi realizzati direttamente da Rebind.


La nascita dello studio arriva inoltre in un momento particolarmente complicato per l'industria.

Can I Play That sottolinea come le continue ondate di licenziamenti abbiano colpito anche professionisti e team specializzati nell'accessibilità, con il rischio che competenze costruite nel corso degli anni vadano perse quando determinate figure vengono eliminate dalle aziende. Le società esterne specializzate esclusivamente in questo settore rimangono inoltre relativamente poche.


Rebind Studios proverà a inserirsi proprio in questo spazio, consentendo anche ai team che non dispongono internamente di specialisti dedicati di accedere a competenze maturate lavorando su alcune delle più grandi piattaforme dell'industria.



Per il momento, dunque, Rebind sarà soprattutto una società di consulenza, e non è stato annunciato alcun videogioco originale. È importante sottolinearlo, perché l'intenzione di sviluppare titoli propri riguarda una fase successiva del progetto e non significa che un primo gioco sia già entrato in produzione.


La direzione, però, è stata indicata chiaramente dalla stessa Voelker: partire aiutando altri sviluppatori e, con il tempo, dimostrare direttamente che cosa significhi progettare un videogioco accessibile fin dal primo giorno.


Dopo aver contribuito a costruire programmi dedicati all'accessibilità all'interno di Xbox e Netflix Games, Tara Voelker proverà quindi a mettere quella stessa esperienza al servizio dell'intera industria. E un giorno, se i piani andranno come previsto, potrebbe farlo anche attraverso i videogiochi di Rebind Studios.

 
 
 

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