Death Stranding 2: On The Beach: le nuove tecnologie grafiche e una migliorata accessibilità
- Daniele Scibetta

- 23 ore fa
- Tempo di lettura: 6 min

Death Stranding 2: On the beach è recentemente approdato su PC: scopriamo le nuove tecnologie grafiche ed un'accessibilità migliorata rispetto al suo predecessore.
È innegabile che il primo capitolo di Death Stranding, al lancio, abbia spaccato in due la community: stavamo giocando un capolavoro, o ad un semplice “Bartolini Simulator”?
Se dobbiamo definire il genere del titolo di Kojima, allora è bene farlo senza troppi fronzoli. Death Stranding è, a tutti gli effetti, un simulatore di corriere: le basi sono quelle, ed è inutile negarlo. Si accetta un incarico, si trasporta l'ordine da un punto A a un punto B, facendo attenzione a non danneggiarlo, per poi ricevere una valutazione finale.
La vera domanda, però, è un’altra: cosa ha innovato Kojima nella classica e per certi versi ormai stantia struttura degli open world?

Death Stranding non è un open world tradizionale, non ci si limita a correre da una parte all’altra della mappa alla ricerca della missione X o Y; ogni spostamento, a piedi o tramite un mezzo, costringe il giocatore a pianificare attentamente il percorso più sicuro ed efficiente per completare la consegna. Ogni pendio, fiume o tratto roccioso diventa parte integrante del gameplay, trasformando il viaggio stesso nella vera sfida. Il tutto è intervallato da sezioni shooter contro nemici e CA e da cutscene magistralmente dirette, rese ancora più credibili da un cast di altissimo livello e da una grafica iper realistica dei personaggi realizzata in motion capture.

La trama in breve Gli Stati Uniti d'America sono stati spazzati via da un cataclisma generando entità al confine tra la vita e la morte. Il compito di Sam Porter Bridges, il protagonista di questa avventura interpretato dall'attore Norman Reedus famoso per The Walking Dead, ha come compito la consegna di provviste essenziali alle colonie ormai isolate e di riconnetterle alla rete chirale, un sistema capace di ristabilire i legami tra ciò che resta della popolazione americana.
Il viaggio di Sam, quindi, marca un profondo senso di riconnessione umana che, di certo, attraversa anche l’inclusione per il videogiocatore. Allora è bene chiedersi: quanto e in che modo include i giocatori, anche quelli con disabilità?
L’accessibilità nel viaggio di Sam Porter Bridges
Death Stranding 2, rispetto al primo capitolo, fa un passo avanti per tutto quello che concerne l’accessibilità motoria partendo dalla possibilità di poter skippare le boss fight. In pratica, se veniamo sconfitti, il gioco ci dà la possibilità di vincere automaticamente lo scontro con il boss di turno mostrandoci, tramite immagini e una narrazione punto per punto, come è stato affrontato appunto lo scontro.

Ciò non toglie che per la maggior parte del tempo, dovremo comunque affrontare il gameplay che, come detto in precedenza, è basato sul trasporto di ordini. Il primo capitolo, proprio in questa fase risultava maggiormente punitivo costringendoci a camminare lentamente, bilanciare il peso con più attenzione e pianificare ogni metro del nostro percorso. In On the Beach, questa meccanica è resa meno ostile tramite nuove features di gioco e meccaniche migliorate che rendono più semplice evitare di far cadere il nostro trasporto. A cominciare dalle nuove opzioni che permettono ai giocatori di regolare la pressione necessaria per il funzionamento dei grilletti tramite un apposito slider, riducendo quindi la velocità dell'input affinché l'azione venga eseguita. Nella parte delle meccaniche, invece, l'esoscheletro bokka, dispositivo che migliora il trasporto degli ordini, subisce un importante miglioramento rispetto al prequel permettendo una maggiore stabilità soprattutto nei terreni più insidiosi e durante l'attraversamento dei fiumi; così come l'Hovercarro, una sorta di carrello sospeso in aria e trascinabile resistente al ribaltamento - entrambi sbloccabili però con la progressione del gioco - che riceve anch'esso maggiore stabilità e controllo ed un'integrazione più forte con esoscheletri e veicoli.

L’Aggiornamento APAS: l’albero delle abilità
Una novità introdotta in Death Stranding 2: On the Beach è l'albero delle abilità che migliora statistiche e tecnologie permettendo di specializzare Sam in varie meccaniche di gioco: dalle fasi di combattimento a quelle di trasporto. Proprio per le fasi di trasporto, è presente la skill che permette di migliorare l'equilibrio degli esoscheletri equipaggiati e la skill che crea una sorta di scudo protettivo che limita i danni da caduta degli ordini rendendo di fatto minor stress per il giocatore che abbia compromissioni fisiche relative all’affaticamento.
Un’ulteriore miglioria riguarda anche la ruota delle armi e della creazione strutture: nel primo Death Stranding, per mantenerla aperta era necessario tenere premuto il d-pad e navigare con la levetta destra. In Death Stranding 2: On the Beach, invece, è stata finalmente introdotta l’attivazione tramite toggle con una singola pressione, rendendo la navigazione più comoda e meno affaticante.

Come già detto in precedenza, il gioco è intervallato da fasi shooter in cui ci troviamo a combattere nemici umani e CA. Nel capitolo precedente, se si veniva afferrati e trascinati da queste ultime, si innescava una gigantesca esplosione capace di lasciare dietro di sé un’enorme voragine. In quei momenti, non era quindi possibile rimuovere lo zaino durante lo scontro, causando così la perdita definitiva di tutti gli oggetti equipaggiati al nostro “risveglio”. In questo sequel, invece, Kojima Productions introduce una novità importante: è finalmente possibile sganciare lo zaino con tutto il suo contenuto prima di affrontare il combattimento, permettendo così al giocatore di recuperare facilmente l’equipaggiamento una volta terminato lo scontro.
È ovvio che l'accessibilità non si fermi qui ma è corretto citare anche le impostazioni di agganciamento della mira automatica, la relativa sensibilità ed una serie di toggle per attivare tutte quelle azioni che richiedono la pressione prolungata come correre, accovacciarsi, afferrare i pacchi e trattenere il fiato.
Accessibilità visiva ed uditiva: una pecca che si trascina sin dal primo capitolo
Se da un lato l’accessibilità riguardante la parta motoria è stata ampiamente migliorata, viene lecito domandarsi come sia possibile che un IP Sony di grosso budget come questa, pecchi ancora sul lato visivo ed uditivo.
L’interfaccia di gioco non presenta alcun tipo di impostazioni atte ad una maggiore leggibilità: non è presente la configurazione per la color blind (daltonismo) e data la sua colorazione prettamente blu, è di difficile lettura per i giocatori tritanopici, cioè non in grado di codificare visivamente le gradazioni di blu dal verde scuro come in questo caso o il giallo dal rosa o grigio chiaro.

Non è presente la configurazione a contrasto elevato e non ci sono impostazioni per l'ingrandimento dell'HUD se non quella relativa all'ingrandimento del testo da normale a modalità portatile, senza però configurarne appieno la dimensione.
Anche la parte relativa all'audio è scarna: i sottotitoli non presentano features per lo sfondo del testo ad eccezione della possibilità di attivarne il nome parlante e, anche qui, l'ingrandimento del testo da normale a modalità portatile.
Le nuove tecnologie grafiche introdotte
Conclusa la parte relativa all'accessibilità non possiamo che menzionare le due nuove tecnologie grafiche introdotte in questo sequel: la tecnologia di upscaling PICO (Progressive Image Compositor) e l'introduzione del Ray Tracing.
La tecnologia di upscaling PICO del Decima Engine, in aggiunta alle già esistenti DLSS, FSR e XeSS, è disponibile nella PS5 e nella versione Pc, e non è altro che capace di ottenere maggiore fluidità senza compromettere il rendering nella sua qualità visiva e riduce il carico computazionale alleggerendone il rendering. In poche parole, il gioco viene renderizzato a risoluzione più bassa e la tecnologia PICO “ricostruisce” l’immagine in alta risoluzione risultando più fluido e con una qualità visiva simile alla risoluzione nativa.
L'altra novità di questo capitolo è l’introduzione del ray tracing nel motore grafico proprietario, disponibile solo nella versione PC, migliora i riflessi e l'occlusione ambientale, rendendo l’impatto visivo più coerente e realistico: ombre più morbide, una gestione più credibile dell’illuminazione del fogliame e condizioni atmosferiche come pioggia, neve e tempeste desertiche risultano notevolmente più immersive.

Un ottimo sequel sotto molti punti di vista
In definitiva, Death Stranding 2: On the Beach dimostra come Hideo Kojima abbia voluto non solo espandere la formula del primo capitolo, ma anche renderla più accessibile e meno punitiva senza tradirne l’identità. Le migliorie all’accessibilità motoria, infatti, rappresentano un passo avanti concreto, riducendo le diverse barriere presenti nel primo episodio. Rimangono però limiti evidenti sul fronte visivo e uditivo, soprattutto per quanto riguarda leggibilità dell’interfaccia, il supporto al daltonismo e alla personalizzazione dei sottotitoli, aspetti che oggi ci si aspetterebbe più curati da una produzione Sony di questa portata. Sul piano tecnico, invece, il titolo conferma l’evoluzione del Decima Engine grazie all’introduzione della tecnologia PICO e del ray tracing su PC, capaci di elevare ulteriormente un comparto grafico già impressionante.



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