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Costo dell'inaccessibilità: le Aziende perdono 13 Trilioni di $ l'anno

Illustrazione che rappresenta il costo dell’inaccessibilità digitale: un uomo preoccupato accanto a un computer con simboli di accessibilità, monete, calcolatrice, portafoglio e martelletto legale.

In un'era dominata dalla digitalizzazione e dall'inclusività, l'inaccessibilità non è solo un problema etico, ma un vero e proprio errore strategico per le imprese. Ignorare le esigenze delle persone con disabilità significa escludere un vasto segmento di mercato, con ripercussioni economiche significative.  Secondo i dati pubblicati nel Global Economics of Disability Annual Report pubblicato da The Valuable 500 per il World Economic Forum del 2024, il potere d'acquisto globale delle persone con disabilità e delle loro reti familiari supera i 13 trilioni di dollari all’anno a livello globale. 


Ma quanto costa davvero alle aziende questa negligenza? Attraverso dati aggiornati al 2025, voglio esplorare i costi nascosti, e provare ad offrirvi uno specchio reale di quanto costi alle imprese il non adeguamento alla responsabilità sociale d’impresa. 

Per fare questo, mi limiterò ai danni oggettivi, tralasciando i costi reputazionali indiretti.


SEZIONE 1 – I costi legali dell'inaccessibilità: il caso USA

Oltre al fatturato perso, l'inaccessibilità può generare pesanti costi legali; scopriamoli insieme. 

Negli Stati Uniti, nel 2024 sono state intentate 2.452 cause per violazioni dell'Americans with Disabilities Act (ADA) relative a siti web inaccessibili, con sanzioni che possono raggiungere decine di migliaia di dollari per violazione, più spese legali.

Nel Regno Unito, il sondaggio "Click-Away Pound" del 2016 ha rilevato che oltre 4 milioni di persone con disabilità hanno abbandonato vari siti di e-commerce a causa di barriere di accessibilità, rappresentando una perdita di circa 11,75 miliardi di sterline per i negozi coinvolti (circa 15,38 miliardi di dollari), pari al 10% della spesa annua dell’e-commerce totale del Regno Unito.

In Europa, l'entrata in vigore dell'European Accessibility Act (EAA) il 28 giugno 2025 renderà obbligatoria l'accessibilità digitale per tutte le aziende, con multe potenziali per chi non si adeguerà. 


SEZIONE 2 – Esempi concreti di aziende che all’estero hanno pagato un conto salato per l’inaccessibilità.

All’estero sono numerose le aziende che hanno subito perdite finanziarie dirette per cause giudiziarie promosse per l’inaccessibilità. 

Di seguito, alcuni dei casi più emblematici che provengono direttamente dagli Stati Uniti per violazione del Americans with Disabilities Act (ADA), la legge che obbliga le aziende a rendere i loro prodotti accessibili.


  • Target Corporation. Nel 2006, la National Federation of the Blind ha intentato una causa contro Target per il suo sito web inaccessibile. Nel 2008, l'azienda ha accettato un accordo da 6 milioni di dollari, oltre a impegnarsi a rendere il sito accessibile, con costi aggiuntivi per adeguamento alla legislazione. 


  • Domino's Pizza. Nel 2016, Guillermo Robles, un non vedente, ha citato in giudizio Domino's per l'inaccessibilità del sito web e dell'app mobile. La Corte Suprema nel 2019, ha sancito l’ammissibilità del ricorso contro l’azienda Domino’s Pizza. Successivamente l’azienda, ha raggiunto un accordo riservato, ed ha sostenuto in aggiunta costi legali stimati in centinaia di migliaia di dollari, oltre ad investimenti per adeguare le piattaforme digitali. 



  • Negli Stati Uniti l’ultima azienda ad essere denunciata nel 2021 per violazione dell’ADA è stata la Golden State Warriors, rea di non avere reso il sito web dei Warriors (un negozio online), completamente accessibile ai clienti non vedenti e ipovedenti. Il ricorrente, Kyo Hak Chu, ha chiesto un risarcimento di 5 milioni di dollari


  • Beyoncé. Perfino il sito www.beyonce.com appartenente alla società Parkwood Entertainment proprietà della nota cantante, è stato citato in giudizio per inaccessibilità, da parte di una signora New York non vedente, tale Mary Conner. Nei documenti ufficiali, si legge della rinuncia agli atti della causa dalla parte attrice, con pregiudizio e senza spese, segno di un probabile accordo giudiziale. 


  • Greyhound e FlexiBus. La Divisione per i Diritti Civili del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, il 4 agosto 2025 con una nota ha fatto sapere di avere aperto un indagine per sospetta violazione del Titolo III dell'Americans with Disabilities Act (ADA) che vieta la discriminazione nei confronti delle persone con disabilità ed impone l’obbligo di adottare accomodamenti ragionevoli. 

In questo caso ad essere discriminati sono stati i passeggeri con disabilità che hanno evidenziato, rampe malmesse, limitazione dei posti disponibili per chi ha sedie a rotelle (solo due per autobus), problemi nella prenotazione online per chi ha disabilità visive o cognitive.

Questi esempi illustrano come le cause non solo comportino pagamenti diretti, ma anche spese per avvocati, per l’eliminazione del fattore discriminante che causa l’inaccessibilità e danni alla reputazione, con perdite complessive che possono raggiungere in alcuni casi anche milioni di dollari.


Numeri che parlano:

  • 13 trilioni $ potere d'acquisto globale persone con disabilità

  • 4.000+ cause ADA nel 2024 (solo USA)

  • ROI 100:1 investimenti in accessibilità


Tip pratico: Inizia con un audit di base (300-500€) prima che diventi obbligatorio.

Quote: “Le aziende inclusive outperformano le altre” – Accenture, 2023.


SEZIONE 3 – E in Italia? Il panorama normativo e i primi casi

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo fare un breve excursus sulla normativa. 

In Italia, assume rilevanza la legge n. 67 del 2006 che sanziona anche l’inaccessibilità fisica quando causa comportamenti discriminatori.

La Legge 67/2006, denominata “Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni”, consente alla singola persona con disabilità oppure alle associazioni di categoria di agire anche contro privati e non solo contro enti pubblici, e prevede, oltre alla tutela inibitoria consistente nell’ottenimento della cessazione del comportamento discriminatorio, anche la tutela risarcitoria prevedendo il riconoscimento di danni patrimoniali e non patrimoniali.

L’applicazione di tale legge, ha avuto importanti risultati, nel nostro paese. 

La normativa in esame può infatti trovare applicazione in svariate ipotesi: come nel caso di inaccessibilità di luoghi pubblici o di locali aperti al pubblico, oppure di mezzi di trasporto pubblici, come autobus, treni e taxi.

Emblematico fu il caso di discriminazione indiretta ai danni di una persona con disabilità grave sul quale intervenne il Tribunale di Reggio Emilia. Il sig. E. F., affetto da una grave disabilità, si recò presso una multisala cinematografica e fu costretto a sedersi nella prima fila, a soli 4 metri dal maxischermo, nonostante la sala fosse semivuota, poiché i posti accessibili ai disabili erano collocati esclusivamente in quella posizione.  

In casi come questo, le sanzioni possono comportare la condanna alla modifica dei locali e al risarcimento dei danni patrimoniali e morali. Nell’ordinanza del 7 ottobre 2011 la società è stata condannata all’adeguamento dei locali per 33.350,00 €.

Se guardiamo però all’applicabilità nel nostro ordinamento giuridico della legge n. 67/2006 per quanto concerne l’accesso ai servizi digitali, possiamo notare che le condanne esplicite contro aziende private per siti web non accessibili sono ancora rare. Di fatto, affinché l’inaccessibilità digitale possa comportare discriminazione indiretta, ai sensi della legge, occorre che il sito web limiti l’accesso a contenuti o servizi essenziali.

Con l’entrata in vigore dell'European Accessibility Act nel 2025, tutto questo sta per cambiare: molte aziende saranno infatti obbligate a rendere accessibili i propri siti e le proprie applicazioni, come avviene negli Stati Uniti. 

Le sanzioni per mancato adeguamento alla normativa europea, variano a seconda della gravità della violazione e della grandezza dell’azienda: le multe, possono variare da un minimo di 5.000 € fino a 60.000  €.


CONCLUSIONE:

Riflettendo sull’accessibilità, non posso che sottolineare quanto sia stupido per un’azienda trascurare questo aspetto sia dal punto di vista etico che economico. 

Oltre alle sanzioni già citate, che in Europa possono arrivare – in casi estremi e reiterati – anche a superare i 100.000 €, vanno considerati anche i costi indiretti che possono essere ben più gravosi. 

Inoltre, una sentenza negativa può comportare costi supplementari ricorrenti, quali penali giornaliere (fino a 500 €/giorno di inadempienza in alcuni stati UE, come Cipro) e spese per campagne di comunicazione riparatorie che possono facilmente superare i 20.000 €. 

Se si considera il danno reputazionale, per le grosse società, il rischio di perdere fino al 10% del fatturato annuo non è irrealistico; inoltre, secondo uno studio di Accenture, The Disability Inclusion Imperative del 2023, le aziende leader nell'inclusività (specificamente per le persone con disabilità) outperformano le altre in termini finanziari e operativi.

Ecco perché investire in accessibilità non è solo una scelta di civiltà, ma una solida strategia aziendale. 

Secondo un report del 2022 di Forrester Research si stima che ogni € investito in accessibilità produca un ROI di 100 €. 

In definitiva, prevenire oggi, spendendo somme tutto sommato contenute, significa evitare di incorrere in una spirale di costi, multe e danni d’immagine che possono davvero mettere in ginocchio anche l’impresa più strutturata.



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1 commento

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Edo
02 apr
Valutazione 5 stelle su 5.

Speriamo che qualcosa cambi, infondo i presupposti ci sono !!!

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